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Un'introduzione all'agricoltura sintropica - parte 1

Aggiornamento: 30 set 2022

Si parla molto, in ambiti agroforestali, di agricoltura sintropica. Molti di voi si saranno accorti che c’è poco materiale (sia scritto che multimediale, sia in lingua inglese che italiana) che si propone di descrivere sistematicamente i concetti di base ed i principi guida di questo modo di fare non solo agroforestazione, ma proprio agricoltura in generale. Nell’ultimo anno ho tentato di comprendere meglio questo metodo, che prende le mosse dall’osservazione di tecniche adottate da popolazioni indigene soprattutto in Amazzonia, ed è stato formalizzato dal lavoro pionieristico di Ernst Gotsch in Brasile e Portogallo.


La mia ricerca, e la sintesi che propongo in questo post ed altri che seguiranno, non hanno nessuna pretesa di completezza né di autorevolezza, in primo luogo perché non ho ancora avuto il piacere né di gestire un sistema sintropico per periodi lunghi, né di conoscere e confrontarmi direttamente con Ernst Gotsch o altre “stelle polari” di questo movimento. Le informazioni che ho raccolto e le idee che mi sono fatto sono il frutto di conversazioni con colleghi ed amici che gestiscono sistemi sintropici e ne hanno osservati diversi dal vivo, oltreché di letture (spesso laboriose in quanto portoghesi…), video ed interviste. Pertanto, la visione che ho e che posso dare dell’agricoltura sintropica non è probabilmente rappresentativa di ciò che il sintropico è, ma di ciò che ho capito e che mi interessa.


L’approccio sintropico delinea un modo di interagire con gli ecosistemi che da subito mi è apparso come un passo nella giusta direzione: quella di permettere l’indigenizzazione ecologica (non sociale/culturale!) dell’uomo nel processo agricolo.


In parole semplici, al di là delle sue pretese culturali, qual è il ruolo bio-ecologico dell’uomo nell’ecosistema di cui fa parte? E’ possibile avvicinare l’agricoltura ai processi che nel selvaggio vedrebbero un animale come l’homo sapiens come parte di un complesso, dinamico e ben rodato ingranaggio ecologico? Dal mio punto di vista, l’agricoltura sintropica ha il grande merito di affrontare la questione agricola da questa prospettiva, invece che da una utilitaristica e culturalmente antropocentrica. Che questo approvccio venga considerato rivoluzionario nel panorama agricolo mondiale, dà la misura di quanto ci siamo allontanati non solo dal nostro ruolo ecosistemico, ma anche dal rapporto più integrato che le popolazioni indigene de mondo e i nostri antenati avevano con il territorio.


1. La Successione Ecologica


Prima di poter parlare di agricoltura sintropica, dobbiamo avere un’idea chiara di come funziona uno dei processi spontanei più affascinanti che avvengono ininterrottamente sul nostro pianeta: la successione ecologica.




Colonizzazione

In natura, un terreno degradato viene solitamente colonizzato da una serie di piante, animali e microorganismi con caratteristiche diverse. Subito dopo la fase di colonizzazione microbica, che rende i primi minerali contenuti nelle rocce solubili, oltre che aumentare la disponibilità di CO2 ed ossigeno, si insediano le prime piante. Inizialmente si hanno delle erbacee (che non formano legno) effimere, annuali e infine perenni; queste riescono ad adattarsi a condizioni estreme, di poca fertilità ed acqua. Da buone pioniere, hanno il compito di raccogliere minerali dagli strati più disparati del terreno e portarli in superficie; oltreché creare delle partnership con batteri che permettono di fissare l’azoto presente nell’aria, funghi che rendono disponibili fosforo e calcio, ed altri microbi. Queste piante assolvono, come quelle degli stadi successivi, al compito aggiungere materia organica al terreno, sia tramite essudati radicali quando sono vive, che con i loro tessuti quando le loro foglie cadono e le loro radici si decompongono. Possiamo denominare questa fase di "colonizzazione".


Accumulazione

Con il loro lavoro, le erbacee preparano il terreno per l’arrivo di specie più complesse, come arbusti ed alberi pionieri. Di solito questi arrivano nel sistema tramite il vento. Gli arbusti e alberi pionieri continuano ad accumulare e depositare minerali e materia organica in superficie, aggiungendovi la lignina che forma il loro legno, una componente che decomponendosi molto piú lentamente della cellulosa favorisce l'umificazione (creazione di humus, o materia organica stabile), e crea un cibo ed habitat ideale per i funghi, che infittiscono la rete di comunicazione tra piante, le difendono e scambiano nutrienti tra esse. Alberi ed arbusti sono molto più efficaci e rapidi nel loro miglioramento del terreno, perché hanno radici più profonde, e creano anche ombra nei mesi più caldi, così permettendo la creazione di condizioni meno estreme per la crescita delle piante sotto, che iniziano ad essere molto diverse dalle pioniere iniziali, ed a somigliare sempre più a quelli che noi chiamiamo ortaggi: piante ricche di carboidrati e proteine. Questa è una fase di "accumulazione". Ciò che si accumula è il cosiddetto capitale naturale, misurato in termini di biodiversità, complessità di relazioni tra le forme di vita presenti e forme in cui l'energia viene immagazzinata (fertilità, materia organica). Una tale accumulazione è caratterizzata da un livello di organizzazione crescente, quella che tecnicamente viene chiamata sintropia (o negentropia) - il contrario dell'entropia o disordine caratteristico dei sistemi senza vita.

La fase di accumulazione è caratterizzata dall’arrivo dei primi frutti; questi, oltre a creare una fonte di zuccheri nella dieta dell’ecosistema, hanno l’importante ruolo di attrarre animali più grandi nel sistema: mammiferi in particolare. Gli animali di media e grossa taglia (cinghiali, cervi, ecc.), con le loro deiezioni fertilizzano ancora di più il terreno; con il loro disturbo creano nicchie ecologiche, permettendo all’ecosistema di crescere in complessità; e infine portano nel sistema i semi di piante più esigenti, come alberi da frutto e da noce, che avviano la fase dell’abbondanza.


Abbondanza

La fase dell’abbondanza o climax è caratterizzata da piante su tutti gli strati (basso, medio, alto, emergente) e con una serie di cicli di vita (effimere, annuali, perenni), ma soprattutto da una grande diversità, complessità ed accumulazione di energia (sotto forma di composti organici: humus, proteine, carboidrati, zuccheri, grassi) sia sopra che sotto la superficie del suolo. Tipici di questa fase sono gli alberi da frutto, da noci e da legno, le rampicanti produttive, radici ricche di amidi, e ovviamente una fauna rappresentata da mammiferi, rettili e uccelli che si nutrono degli elementi vegetali e si predano l’un l’altro.


La stabilità dell’ecosistema è così cresciuta di pari passo a tre fattori: la biodiversità di microbi, piante ed animali; la complessità delle interazioni di tutti gli elementi tra loro (alberi in comunicazione tramite i funghi, le catene alimentari sopra e sotto terra, ecc.); e infine la fertilità del terreno. Quest’ultima è il filo conduttore di tutta la successione ecologica, perché è lì che tutti gli sforzi delle prime fasi si concentrano, ed è lì che minerali, sostanza organica, acqua ed il nucleo iniziale di biodiversità si accumulano durante l’arco del tempo.





Equilibrio dinamico e patch dynamics

Questa è chiaramente una visione abbastanza semplificata di un processo che è tra i più importanti e caratterizzanti della vita sulla terra. In realtà ciascuna fase ha al suo interno un livello di colonizzazione con le sue pioniere, uno di accumulazione ed un climax. Alcune specie quindi fanno da punti di svolta nella successione. Un esempio sono i rovi (Rubus fruticosus). Questi si stabiliscono come un arbusto pioniere, verso la fine della fase di colonizzazione, diffondendosi velocemente facendo radicare la punta dei propri rami ad arco. Con i propri fiori attirano insetti impollinatori, e con i suoi frutti attraggono uccelli che introducono nel sistema semi di specie più esigenti, depositando con le loro deiezioni sulla superficie del suolo. Appena germinati, gli arbusti ed alberi portati dagli uccelli iniziano a crescere tra i rovi, che con le loro spine li proteggono dagli erbivori. I rovi hanno così la capacità di colonizzare delle aperture nei boschi ed i margini dei campi, segnando una svolta tra le specie erbacee e quelle arboree, tra quelle più ostiche e quelle più delicate.


Questo processo può avvenire anche in un ecosistema maturo, ma nel quale si è formata un'apertura temporanea (*gap* o *patch*), a causa del disturbo di un animale o di un evento atmosferico o geologico. Tale apertura diviene caratterizzata da un suolo disturbato e un livello di luce tipici di una fase ecologica meno avanzata delle aree circostanti. In questo caso, le zone limitrofe ed il suolo sottostante fanno da inoculante di biodiversità e fertilità, e l'apertura si viene a chiudere velocemente, percorrendo tutte le fasi della successione ecologica in tempo molto più breve e con risultati leggermente diversi, così da aggiungere complessità all'intero ecosistema. Questo meccanismo (chiamato successione secondaria e nello specifico *patch dynamics*) fa sì che un ecosistema divenga sempre più resiliente, e che il suo equilibrio sia dinamico e a mosaico, con una continua alternanza di disturbo (causato da animali, naturale senescenza, o eventi di altra natura) e conseguente accumulo di capitale naturale.


Voglio soffermarmi qui su un meccanismo, in particolare, che va evidenziato in questo processo di successione secondaria. Ogni volta che una pianta viene danneggiata, potata o mangiata, si crea un flusso di carboidrati dalle parti aeree a quelle sotterranee. Questo stimola e influenza l’attività microbiologica nella rizosfera (zona radicale), e in presenza di reti micorriziche, un segnale biochimico (che alcuni credono sia mediato dall’acido giberellico, un ormone delle piante) viene inviato alle piante circostanti. Questa combinazione di interazioni microbiologiche e biochimiche ha un effetto biostimolante sulle piante nei paraggi, che rispondono alla maggiore disponibilità di minerali e ormoni con una crescita più vigorosa, tasso fotosintetico più elevato e un maggiore formazione di fiori e frutti. Così, la potatura strategica di una pianta non ha soltanto l’effetto di introdurre più luce negli strati più bassi, ma propaga un “impulso” in tutto il sistema, che ha l’effetto di accelerare la successione ecologica e di aumentare la produzione.


I primi occidentali che colonizzarono il Nord America si accorsero che dopo aver abbattuto delle aree forestali, per diversi anni il terreno sottostante aveva livelli di fertilità spaventosamente alti. Negli anni, decenni, secoli a venire, quelle condizioni favorevoli non si sarebbero mai più ripresentate, se non quando nuove foreste venivano abbattute. Quello che stavano osservando era semplicemente la creazione di una *gap* all’interno di un ecosistema maturo. In una tale apertura, il terreno è ricco della fertilità e struttura fisica accumulata nelle fasi ecologiche precedenti, la luce crea le condizioni ideali per la coltivazione di ortaggi e frutta, e a questo si aggiunge l’impulso biostimolante generato dall’abbattimento degli alberi rimossi e dalla potatura di quelli circostanti. Se invece che continuare ad abbattere foresta per far spazio alle loro coltivazioni, si decidesse di piantare ortaggi e frutta insieme ad alberi ed arbusti pionieri nella *gap*, questo permetterebbe alla successione secondaria di richiudere l’apertura, e le condizioni gradualmente diventerebbero nuovamente quelle di una foresta. A questo punto, una nuova apertura si potrebbe creare in un’area (*patch*) precedentemente indisturbata, di modo da ricreare ciclicamente le condizioni per la coltivazione di specie esigenti (in termini di luce, acqua, fertilità) all’interno della foresta, ma senza andare a disturbare la stabilità ecosistemica di quest’ultima - anzi, sfruttandone il capitale naturale!

Questa strategia (adottata dalle tribù amazzoniche) getta le basi di un’agricoltura che è in armonia con i processi naturali.




2. I principi dell'agricoltura sintropica - un assaggio!

L’agricoltura sintropica prende le mosse dall’osservazione attenta di questo fenomeno di successione in vari contesti geoclimatici, e dalla motivazione di preservare questi meccanismi e utilizzarne la spontaneità per innescare ed accelerare il processo che porta un suolo degradato a divenire un ecosistema abbondante.


La struttura teorica dell’agricoltura sintropica consiste in una serie di principi che codificano i processi descritti sopra e li rendono utilizzabili in contesti produttivi.


E' infatti possibile imitare gli ecosistemi naturali da vicino. Se osserviamo la dinamica descritta nella sezione precedente, notiamo che un sistema vivente in successione si sviluppa in complessità, diversità e fertilità in quattro dimensioni: spazio e tempo. L'energia è immagazzinata nella forma di materia organica e la resilienza è creata dal graduale aumento di complessità e ridondanza funzionale. Durante il processo di successione ecologica, come accennato sopra, un ecosistema sembra aumentare il suo livello di organizzazione, codificato in una quantità fisica chiamata **sintropia.** L'aumento di sintropia è molto meno comune nell'universo di quello che possa sembrare, perché soltanto i sistemi viventi vanno in questa direzione, mentre quelli inorganici tendono ad un costante aumento di entropia interna.

Una teoria formale della sintropia fu proposta da uno dei più talentuosi matematici della sua era - Luigi Fantappiè. Negli anni '40, egli iniziò a lavorare su una teoria unificata della biologia e della fisica, che avrebbe dovuto avere la relatività di Einstein come caso limite e l'origine della vita come un fenomeno emergente. La sua teoria era basata sull'interazione di sintropia ed entropia, e sull'esistenza di tre livelli di tempo. Non mi soffermo su questa teoria (molto complessa e controversa), che costò a Fantappiè la sua reputazione, ma lascio al lettore interessato il divertimento di tuffarsi più in profondità in questo oceano sommerso di elucubrazioni teoriche.


Nella pratica, il sintropico ha sviluppato delle tecniche che riproducono quello che avverrebbe in natura, ma usando il design e l’osservazione per accelerarne i processi ecologici e renderli produttivi.


In particolare, studiando la successione ecologica, si delinea la possibilità di divenire completamente indipendenti da input esterni: d'altronde il processo di successione descritto sopra ha bisogno di qualche microbo, di suolo minerale e di energia solare per innescare il processo che conduce ad una foresta matura. Nel sintropico, quindi, si osserva come gli input esterni, se necessario, possono essere minimi, perché le piante stesse sono utilizzate per creare feritlità tramite la fotosintesi clorofilliana e le loro partnership microbiologiche. La rigenerazione degli ecosistemi agricoli comporta l'accumulazione di fertilità sotto forma di biomassa (che diventa materia organica nel suolo), e di attività e diversità microbiologica. Questa accumulazione può essere delegata a piante pioniere, come negli ecosistemi selvatici, sapientemente reclutate, piantate e potate per accelerare il processo di successione ecologica. Quest'ultimo avverrebbe comunque, anche se lasciassimo un terreno a sé stesso, ma con tempi e risultati molto più lenti di quelli che vogliamo in un sistema agricolo.


In questo senso, l’uomo rivendica il suo ruolo di grosso mammifero, il cui ruolo ecologico è quello di mobilitare e riciclare materia organica interagendo con quasi tutti i livelli trofici dell’ecosistema. Questo ruolo si riflette in due cose: l’umiltà di accettare di essere parte di un sistema intelligente (invece che credersi l’unico membro intelligente di un sistema meccanicistico); la scelta di tecniche che fanno leva sulla naturalità e spontaneità (e quindi facilità di applicazione) dei processi ecologici.


Le tecniche chiave sono:


- Le consociazioni o “consorzi” di piante,

- La stratificazione in quattro dimensioni (superficie, altezza e tempo),

- La piantumazione e potatura strategica di piante pioniere che svolgono un ruolo di servizio (umificazione, ombreggiatura, accumulazione e gestione dell’acqua, creazione di pacciamatura organica, habitat per insetti e microbi)

- L’applicazione dei principi dell’agricoltura rigenerativa: evitare prodotti chimici di sintesi, non disturbare il suolo, tenerlo coperto, incoraggiare la biodiversitá, e massimizzare la fotosintesi.

- La concentrazione di energia e produzione di biomassa


Come funziona e come si stabilisce un sistema sintropico da zero? Come si rende produttivo ed efficiente in un contesto aziendale? Magari ne parliamo in un futuro post. Stay tuned!




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